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google cm advisorSono stati pubblicati i risultati del “Trust Barometer 2016”, indagine annuale, giunta alla sedicesima edizione, condotta in 27 nazioni a metà novembre 2015, Italia inclusa, su un campione di 33mila rispondenti di età compresa tra i 25 ed i 64 anni, tesa ad identificare il livello di fiducia nei confronti di organizzazioni non governative, aziende, media e governi.

 

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Complessivamente, complice la ripresa in molte nazioni, la fiducia cresce anche se, per quanto riguarda i media, si passa dal 45% dell’indagine precedente all’attuale 47%. Più della metà della popolazione dunque non ha fiducia nei media. Percentuale che passa al 57% [era 51% l’anno scorso] per il cluster di popolazione che Edelman chiama “Informed Public”, quel segmento di popolazione con un livello superiore di istruzione nel primo quarto per livello di reddito familiare.
Emerge, o forse sarebbe più corretto dire che si conferma, un’inversione per quanto riguarda i meccanismi di influenza con la comunicazione tra pari. Un fenomeno che riguarda sia direttamente i media che più in generale la società.
Influence of Peer Drive Media

Per il secondo anno consecutivo, sono i motori di ricerca la fonte d’informazione in cui le persone godono di maggior fiducia. Un risultato che implica che le persone siano più inclini a credere al titolo che leggono grazie a Google che non a quello letto sul sito web della testata. Aspetto che la dice lunga sullo stato dell’essere di giornali e giornalismi.
Secondo il rapporto di Edelman, il 78% ha fiducia nelle notizie condivise online da conoscenti e familiari mentre quella negli “esperti accademici” è al 65% e addirittura al 44% per i giornalisti. Ennesima evidenza della distanza che permane tra pubblico, tra lettori e giornalisti nell’era dei social mal utilizzati dai media e da chi vi scrive, lavora.
Fiducia Motori di Ricerca
Le notizie sono dunque unbranded come già emergeva da altre analisi quale, ad esempio, il Digital News Report 2015 del Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism. Commodity in cui il valore dei singoli brand, delle singole testate, è costantemente in calo.
Una strategia senza tattiche è il cammino più lento verso la vittoria. Le tattiche senza una strategia sono il clamore prima della sconfitta, scriveva Sun Tzu nel suo celebre “L’arte della guerra”. È quello che un decennio di tatticismi, di rincorse all’ultimo click hanno generato: una perdita di fiducia e di valore del brand delle testate distrutte, tra le altre cose, nella dicotomia delle loro versioni online rispetto a quelle cartacee.
La necessità, l’urgenza, direi, di lavorare su fiducia e branding è ormai non derogabile pena l’ulteriore perdita di appeal e di valore. Si chiama marketing, dicono…

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