Google, Walmart e la morte del commercio al dettaglio

Titolare un articolo con un una previsione così radicale è forse eccessivo. Sicuramente provocatorio. Quando però si tratta di Google l'aggettivo "radicale" non è mai fuori luogo. Soprattutto quando l'azienda di Larry Page e Sergey Brin annuncia un accordo con Walmart, ovvero con la più grande catena di supermercati del Nord America, il più grande rivenditore al dettaglio del pianeta e infine l'azienda numero 1 della classifica Fortune 500 Global. Insomma una notizia da far tremare le vene ai polsi di tutti gli operatori della grande distribuzione organizzata, e di chiunque abbia un piccolo negozio di commercio al dettaglio.

Facebook potrebbe pagarci un salario minimo

L’idea di assicurare a tutti un reddito di base ha, ovviamente, numerosi difetti, ma anche un pregio enorme: include infatti il principio secondo cui ogni cittadino è un membro apprezzato della società e ha il diritto di condividere la ricchezza collettiva. Questa convinzione anima i pensatori radicali da cinque secoli, fin da quando la sua tesi di fondo fu delineata per la prima volta da Tommaso Moro nell’opera Utopia. Quell’idea ha guadagnato rinnovata risonanza in questa nostra epoca caratterizzata dalla preoccupazione per come si vanno deteriorando gli standard di vita, per la concentrazione della ricchezza, e per il rischio sempre possibile di una disoccupazione di massa provocata dalle innovazioni tecnologiche.

Gli italiani sempre più legati agli smartphone e in particolare a Facebook e Whatsapp

Siamo dentro una bolla. Noi italiani più di altri. A leggere con attenzione i dati del rapporto “Internet in Italia – I Trend del 2017” pubblicato da comScore ci scopriamo provinciali ed egotici. Anche o forse soprattutto nell’uso dei cellulari. Ma andiamo con ordine. Lo studio ci dice cose che in parte sappiamo bene. Cresce la popolazione online in Italia, ma soprattutto aumentano gli italiani che possono definirsi “mobile only”, ovvero che si connettono in rete solo da dispositivi mobili come smartphone e tablet. Ci dice che due minuti su tre online li passiamo su device mobili.

Fai pubblicità su Messenger di Facebook

A oltre due anni dal lancio di Messenger come piattaforma a sé stante, la consacrazione definitiva si chiama pubblicità: a partire dalle prossime settimane infatti, sul servizio di messaggistica di Facebook compariranno annunci pubblicitari.

A comunicarlo è stata l’azienda stessa in un post ufficiale nel quale spiega che l’esperimento continua, dopo un test portato avanti in Australia e Tailandia, per toccare una piccola percentuale di utenti, questa volta in tutto il mondo.
Le aziende quindi, potranno veicolare annunci per le loro campagne promozionali, che compariranno esclusivamente nella sezione home dell’applicazione, vale a dire non all’interno delle singole conversazioni. Quella, semmai, resta una prerogativa delle imprese che sfruttano servizi chatbot – era aprile del 2016 quando Facebook annunciò l’apertura agli sviluppatori di bot sulla piattaforma – che possono decidere quali contenuti condividere con gli utenti con i quali intrattengono già un rapporto.

La notizia della pubblicità su Messenger, all’inizio del test, fece storcere non poco il naso: in molti hanno sostenuto che avrebbe potuto rendere l’esperienza d’uso decisamente meno naturale. Eppure, un portavoce di Facebook che l’espansione segue l’esperimento promettenteportato avanti all’inizio di quest’anno nei due Paesi su citati. Il resto delle conferme spetterà, come sempre, al pubblico.

La Champions League gratis in streaming su Facebook

Grazie a un accordo con Fox Sports, il social network potrà trasmettere le partite di calcio in streaming sul territorio statunitense.

La stagione 2017-2018 della UEFA Champions League potrà essere seguita in streaming e gratuitamente su Facebook dai tifosi oltreoceano. 

Il social network, che ha raggiunto nelle ultime ore il traguardo di 2 miliardi di utenti attivi al mese, ha concluso positivamente un accordo con Fox Sports , il canale tematico televisivo con sede a Los Angeles. La notizia è stata riportata dall’agenzia di stampa britannica Reuters.

Riflessioni sulle imprese italiane

umberto bertele«Un tempo con un’idea vincente campavano tre generazioni, oggi non è più così, al massimo si tira avanti dieci anni: la vita delle imprese, se non si rinnovano di continuo, è molto più breve di quella lavorativa».

Il professor Umberto Bertelé, tra i fondatori del corso di laurea in Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano, presidente degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del medesimo e autore del libro Strategia (Egea), una bibbia per chi vuol sapere dove andrà il lavoro nei prossimi anni, non è in vena di sconti al sistema Italia. «E perché dovrei» affonda il dito nella piaga, «mi sa dire negli ultimi vent’anni quante grandi imprese siamo riusciti a generare? La nostra storia di maggior successo è la Yoox, che vale in Borsa due miliardi. È cambiato anche il modo di ragionare degli imprenditori, non si punta più a creare dinastie industriali ma ad avere successo per vendere al meglio le loro imprese».