Ritorno al futuro: Made in Italy in crescita per l'export

Ritorno al futuro: Made in Italy in crescita per l'export

Il risultato, con ogni probabilità, sarebbe simile se si consultassero le analisi di altri maggiori previsori internazionali. L’uscita da crisi profonde, come quella pandemica, non è mai stata caratterizzata da un’eccessiva convergenza tra i Paesi, ma in questo caso la divergenza dei cicli economici osservata è del tutto peculiare. Ogni dubbio sul fatto che la ripresa sia in corso è stato ormai fugato; inizia a esserci anche un sempre maggiore consenso sulle sue principali caratteristiche, ma per le imprese che devono formulare le proprie strategie e piani commerciali sull’estero, l’estrema eterogeneità di questa ripresa non è semplice da decifrare.
 
L’export italiano è tornato su quel sentiero di crescita interrotto dalla crisi; un vero e proprio Ritorno al Futuro, in un contesto in cui tuttavia occorre avere ben chiare le coordinate delle opportunità a livello sia settoriale che geografico. Per questa ragione e senza alcuna presunzione, il nostro Rapporto Export 2021 si propone ancor di più come guida per le imprese nella lettura di questo scenario complesso, cercando di elaborare un’”anatomia” delle prospettive delle esportazioni italiane.

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2021: un piede oltre il guado

Il 2021 si dimostra, come atteso, un anno di transizione caratterizzato da un forte rimbalzo dell’economia mondiale, dopo la profonda recessione registrata lo scorso anno, grazie in particolare all’avanzamento dei programmi di vaccinazione contro il Covid-19 (soprattutto nei Paesi più avanzati) e alla progressiva rimozione delle misure restrittive. Rimangono tuttavia potenziali divergenze nel ritorno alle dinamiche di crescita ante-crisi, con diversi Paesi che dovranno attendere almeno il 2022 per un pieno recupero del Pil. Tale eterogeneità, come richiamato in apertura, è ascrivibile a una molteplicità di fattori, tra cui la capacità di gestione della pandemia, l’efficacia delle politiche adottate, oltre che le caratteristiche strutturali delle singole economie. 

A livello globale, da un lato, le politiche monetarie sono attese rimanere ancora espansive, nonostante le pressioni inflazionistiche negli Stati Uniti e, in misura minore, anche nell’Eurozona; dall’altro, le politiche di bilancio continueranno a includere ingenti piani di stimolo orientati non solo verso il sostegno immediato a imprese e famiglie maggiormente colpite dalla crisi, ma soprattutto verso una ripresa di medio-lungo periodo resiliente, inclusiva e sostenibile.

Gli scambi globali ritornano a correre

Il commercio internazionale di beni in volume mostra una ripresa robusta nel primo semestre dell’anno attribuibile soprattutto a un effetto base favorevole, dopo il calo dello scorso anno, nonché a solide condizioni di domanda in tutti i principali raggruppamenti di beni. Nonostante i colli di bottiglia sul lato dell’offerta in alcuni settori, collegati a criticità prevalentemente di natura temporanea nella logistica e nell’approvvigionamento delle materie prime, gli scambi internazionali di merci cresceranno nel 2021 di circa il 10%, un ritmo di espansione molto vicino al tasso registrato nel 2010.

Dopo aver segnato una contrazione del 35% lo scorso anno, con effetti particolarmente negativi nelle economie mature, i flussi mondiali di investimenti diretti esteri seguiranno invece prospettive di ripresa più incerte e sarà necessario attendere la fine del 2022 per assistere a un pieno ritorno ai livelli pre-crisi.
 

Per l’export italiano il recupero passa dai beni

Nel nostro scenario base – quello a maggior probabilità di accadimento – le esportazioni italiane di beni in valore cresceranno quest’anno dell’11,3%, in rialzo rispetto alle nostre precedenti previsioni e più che compensando quanto “perso” nel 2020 (Fig. 1). Un recupero, questo, migliore rispetto a quanto previsto dal modello per i nostri principali peer europei e che consentirà all’Italia di mantenere invariata la propria quota di mercato mondiale anche nel 2021. La dinamica delle nostre vendite all’estero si manterrà, anche nel triennio successivo, più accentuata rispetto ai tassi pre-pandemia. 
Quest’anno rimarrà invece soltanto parziale il recupero dell’export italiano di servizi (+5,1%), maggiormente colpito - specie nella componente del turismo - dalle misure restrittive e dalla persistente incertezza. La vera e propria ripresa avverrà solamente nel 2022.

Anatomia dell’export italiano: diversi sentieri di ripresa nei mercati di sbocco

L’export italiano seguirà nel 2021, e negli anni successivi, sentieri di rapida ripresa e crescita in alcuni mercati, di mero recupero del terreno “perso” nella crisi in altri e di risalita più lenta in altri ancora. In un ipotetico e - a nostro avviso - particolarmente rappresentativo medagliere, i nostri principali partner commerciali sono stati quindi suddivisi in quattro gruppi, in cui convivono destinazioni già consolidate e altre tuttora poco presidiate, in funzione della capacità di ripresa del nostro export e dell’intensità della sua dinamica nei prossimi anni (Fig. 3). 

Il primo raggruppamento include quei Paesi dove le vendite di beni italiani sono attese in rapida ripresa già nel 2021 e con una dinamica intensa anche nel triennio seguente. Tali geografie figurano anche nella lista dei Paesi strategici della Cabina di Regia per l’internazionalizzazione e comprendono, oltre ad alcuni importanti partner come Stati Uniti, Germania e Svizzera, anche la Cina e diversi mercati dell’Asia pacifico, nonché Polonia ed Emirati Arabi Uniti. Le peculiarità di mercati molto vasti come quelli degli Stati Uniti e della Cina sono altresì approfondite in chiave sub-nazionale, con l’obiettivo di evidenziare meglio alcune differenze dei diversi Stati americani e delle province cinesi in termini industriali e di capacità di reddito e quindi di opportunità per il nostro export.
Per le geografie del secondo gruppo il recupero sarà completo già nell’anno in corso, ma seguirà una dinamica più contenuta negli anni successivi. Tra di esse si annoverano alcuni mercati di sbocco dipendenti dai corsi delle materie prime (come Brasile, Arabia Saudita, Malesia e Ghana), nonché altre destinazioni europee (ad esempio Francia, Paesi Bassi) e non solo (tra cui Senegal). 
Tra i Paesi accumunati da un recupero dei valori pre-crisi ancora incompiuto nel 2021, pur mostrando buone prospettive di crescita in un orizzonte temporale più ampio, vi sono Regno Unito, Spagna, Turchia, Messico, India, Sudafrica e Thailandia, seppur per motivi diversi tra loro e per i quali cerchiamo di fornire spunti analitici. 
Maggiori criticità nella ripresa si riscontrano, infine, nell’export verso quei mercati che scontano, in alcuni casi, fragilità economiche e politiche, in altri, gli effetti depressivi della domanda derivanti dalla pandemia. Fra di essi sono presenti, ad esempio, Romania, Grecia, Argentina e Sri Lanka. 

Oltre alle previsioni sulle esportazioni italiane, sono anche stati aggiornati i nostri indicatori Investment Opportunity Index (IOI) e, con una metodologia affinata, Export Opportunity Index (EOI) che hanno l’obiettivo di facilitare le imprese italiane nell’individuare i mercati più promettenti per le proprie strategie di internazionalizzazione.

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Investimenti e riforme: le potenzialità del PNRR e i benefici per le imprese italiane

Nonostante il nostro scenario base includa già gli effetti degli investimenti pubblici previsti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), è stato condotto un ulteriore esercizio al fine di valutare gli impatti economici di una piena realizzazione delle riforme strutturali annunciate e del loro mantenimento in un orizzonte di medio periodo. Sulla base di queste ipotesi, l’intensità della crescita del Pil italiano sarebbe più marcata lungo l’orizzonte di previsione, soprattutto nell’ultimo triennio; nel 2025 l’output nazionale aumenterebbe significativamente del 2,7% rispetto al modello base, come riflesso delle riforme volte ad accrescere la produttività dei fattori, con ricadute positive sul Pil potenziale. Questa maggiore crescita sarebbe trainata da un’ulteriore spinta degli investimenti, sostenuti da un contesto istituzionale e regolatorio maggiormente efficiente e competitivo, con condizioni finanziarie più favorevoli grazie anche alla minore incertezza delle condizioni di domanda. In questo contesto, SACE può giocare un ruolo nell’attuazione degli investimenti previsti dal Piano attraverso il suo mandato di intervento, recentemente ampliato, su progetti strategici per il Paese e investimenti nel green, con linee di firma a garanzia delle diverse fasi di esecuzione delle commesse, oltre che creando spazi per schemi di partnership pubblico-privata. Le riforme strutturali del PNRR incrementerebbero anche la competitività delle imprese italiane attive sui mercati esteri: il livello delle esportazioni di beni, in valore, nel 2025 aumenterebbe infatti del 3,5% rispetto a quanto previsto nello scenario base, rappresentando un ulteriore stimolo alla crescita dell’economia italiana.